giovedì 2 agosto 2018

Il diritto delle armi al tempo dei romani e fantasiosa applicazione ad oggi

Inizio spiegandovi il perchè di questo strano articolo.
il diritto delle armi odierno si basa su leggi del 1931. Successivamente è stato integrato e modificato da varie leggi sparse che oltre ad aggiungere cose a casaccio hanno creato anche confusione.
Anche per questo penso non sia mai troppo tardi per vedere come gli antichi romani disciplinassero la materia e provare ad immaginare cosa succederebbe se la si applicassero le loro leggi al giorno d'oggi.
Naturalmente non si può prescindere dal presupposto che tra le armi che erano in commercio al tempo dei romani e quelle che ci sono oggi vi sono molte differenze. Prima tra tutte la presenza delle armi da fuoco.
Di armi da lancio vi era un grande uso, ed anche se la loro portata distruttiva poteva essere devastante (si pensi ad una freccia con una stoppa di resina accesa lanciata su materiale infiammabile) non sono minimamente paragonabili alle armi da sparo odierne.
Del diritto delle armi nell'epoca romana abbiamo traccia nei testi di Ulpiano e Giustiniano dove sostanzialmente si comprende che per il loro diritto non vi era nessuna classificazione particolare di arma, perchè obiettivamente per loro, come lo sarebbe anche per noi, tutto può essere inteso come arma. Non vi era alcune differenza come invece nel nostro ordinamento, dove si distinguono per proprie ed improprie, comuni o da guerra, bianche, da lancio, da sparo...ecc. L'unica differenza su cui ponevano l'attenzione era se quell'oggetto fosse utilizzato per la difesa o per l'offesa.
Nel diritto romano non ci si focalizzava sull'arma in sè, su un oggetto, ma si guardava l'utilizzo che l'uomo ne faceva.
Anche per quanto riguarda il porto dell'arma, era consentito per la propria difesa. L'imperatore Giustiniano provò a regolamentare il porto delle armi, stabilendo che il porto fosse permesso solo alle persone che avevano avuto l'autorizzazione del Governatore. Ma a quei tempi l'impero era già talmente vasto che le popolazioni a settentrione (Franchi e Germani), abituate per le loro tradizione a non stare mai senza la propria arma, videro ciò più come una punizione che come una regolamentazione.
Le condotte incriminate in tema di armi erano quelle di chi armava gli schiavi, di chi utilizzava le armi per offendere, rapinare, distruggere. Di chi ne immagazzinava più di quanto necessario per la caccia, difesa, viaggio, navigazione, commercio o eredità.
Cercando di paragonare il diritto dei romani sulle armi  al giorno d'oggi (e le similitudini negli altri rami del diritto sono tante, essendo il diritto romano la base del nostro diritto) la prima differenza che troveremmo risiederebbe nell'alleggerimento e semplificazione delle leggi che regolano la materia.
Nel piano sostanziale, oltre alla possibilità (non da poco) di poter portare in giro armi bianche al solo fine della propria difesa, non cambierebbe molto dato che anche la nostra Cassazione più volte si è trovata ad esempio a ritenere arma una scopa o un mattarello in virtù dell'uso che poi se ne è fatto.
Per quanto riguarda invece il porto di armi bianche, essendo per i romani un coltello non molto diverso da un sasso, ciò sarebbe permesso.
Impensabile al giorno d'oggi un permesso del genere, anche perchè si sta lottando verso la non obbligatorietà della denuncia delle armi bianche (da tenere esclusivamente dentro casa) e non con poca fatica, figuriamoci se possa essere possibile andare in giro con un bel coltello o tirapugni incastrato nella cintura.
Le mia conclusione è che non mi dispiace la visione romana delle armi, ovvero inteso come qualsiasi oggetto atto ad offendere e difendere, senza perdersi in numerose categorie e differenze, ma concentrandosi solo sull'uso che l'uomo ne faceva. Perchè sì, le armi sono pericolose, ma una pistola per sparare ha bisogno di un uomo che prema il grilletto.
Qualche giorno fa sono passato a trovare un amico che gestisce una palestra che non vedevo da molto tempo. Una volta saputo che mi occupo di diritto delle armi mi ha chiesto "ma non ti senti in colpa a permettere a delle persone di avere la disponibilità di un'arma?" ed io, sorridendo, ho risposto alla romana, ovvero "ma tu hai idea di quante armi ci sono in questa palestra? Non ti senti in colpa a metterle a disposizione dei tuoi clienti?" questo per ribadire il concetto che l'arma è un oggetto, inanimato, ciò che le rende armi in senso stretto è solo l'utilizzo che ne fa l'uomo. Per questo motivo non va colpevolizzato a prescindere il semplice collezionatore, o appassionato di tiro al bersaglio, o cacciatore, solo perchè ama le armi. Ciò non fa di lui un violento o uno squilibrato.
Avv. Carlo Chialastri

Armi e camper. Nuova tesi sulla detenzione in roulotte o camper. Permessa?

Mi è stato proposto un quesito molto interessante. Lo trascrivo.
"Buona sera avvocato Chialastri , mi perdoni per il disturbo , io sono un xxx , volevo chiedere una informazione prettamente , soggettiva alla mia persona , vista la poca chiarezza delle questure , e per non parlare dei Carabinieri ove ci si reca di volta in volta , per motivi di lavoro personali , io per il mio lavoro  faccio le stagioni, e mi trovo sempre in giro , si parla di tutto l'anno. In particolar modo sono uno xxx, e quindi per motivi di convenienza economica abito nei camping , con la mia Roulotte , di mia proprietà , sono appassionato di armi e sono titolare di un Porto d'arma uso sportivo da oltre 22 anni , ma in questi ultimi anni , per motivi di poca chiarezza , sul discorso detentivo , non ho piu acquistato nulla , poichè dicono che in roulotte nonostante io possegga sistemi di allarme e cassaforte e telecamere , non potrei detenere una arma , in camping esiste anche un sistema di sorveglianza 24 H , vorrei capire se posso acquistare un arma anche se sono praticamente 300 giorni l'anno in camping per motivi di lavoro e che procedura dovrei applicare ? io risiedo a XXX ma non ci sono mai per ovvi motivi. La ringrazio e mi scuso per il disturbo grazie."
Di seguito trascrivo la mia risposta che ha importanza molto al di là del caso descritto.
Preg.mo sig. ...,il quesito merita molta attenzione.
In linea generale la detenzione in camper e roulottes è proibita: vengono in sostanza equiparati ad autovetture (e questo è logico).
Le risporto un brano tratto dal sito della Polizia di Stato ( https://poliziamoderna.poliziadistato.it/articolo/56c4912572a13054053621 ):
"L’ordinamento italiano non prevede alcun obbligo circa il luogo di detenzione; secondo la giurisprudenza in materia però, deve esistere almeno una diretta correlazione tra il luogo di detenzione ed il possessore dell’arma. Le armi possono, perciò, essere detenute presso l’abitazione di residenza o di domicilio, il proprio negozio o la seconda casa; al contrario, non potrebbe essere consentita la detenzione presso l’abitazione di terzi o in luoghi la cui ubicazione non sia ben determinabile, quali, ad esempio, l’autovettura, il camper, l’imbarcazione o il capanno di caccia."
Lo scrittore mette in rilevanza il fatto che in un camper o in una autevvura l'ubicazione non sarebbe determinabile.
Questo è giustissimo e ci sono anche problemi di sicurezza: rubare un fucile in un'auto lasciata fuori dal ristorante è molto più facile che in un'abitazione.

Tutto questo si riferisce al classico camper (o roulotte) che si sposta in vacanza o situazioni simili. In questi casi l'arma può essere trasportata (smontata) in modo che non sia semplice e veloce renderla operativa. Non è consentito ad esempio averla sul sedile vicino, senza caricatore e scatola ma con il caricatore vicino (in modo che possa essere inserito molto velocemente).

La sua situazione è però particolare. Il diritto va applicato ai casi contreti ed è quello che fanno i magistrati tutti i giorni.
Il suo caso aa considerato in relazione ad altri fattori, tipo l'obbligo di denuncia nelle 72 ore, la sicurezza, la stabilità e le concessioni edilizie.

Mi spiego meglio.
Si può viaggiare trasportando la propria arma, con una licenza sportiva. Il limite è che si ferma in un posto oltre tre giorni, il luogo di detenzione va denunciato entro le 72 ore.
Occorre quindi la denuncia.
Altro punto che viene frequentemente trascurato è che roulotte o camper sono soggetti alla disciplina delle concessioni edilizie se vengano stabilmente sistemati in un terreno. Si veda ad esempio questo interessante articolo https://www.laleggepertutti.it/119716_posso-installare-una-casa-mobile-nel-terreno-non-edificabile .
Quindi se fermiamo la roulotte provvisariamente senza usarla come abitazione e magazzino o simili non avremmo bisogno di nulla; se la usiamo come abitazione dobbiamo chiedere la concessione edilizia.
La concessione non va chiesta se la roulotte o il camper sono inseriti in una struttura ricreativa tipo un camping.
La conseguenza è che, a mio parere, roulotte o camper, a certe condizioni, siano equiparabili ad una normale abitazione.
Altro punto è quello relativo alla sicurezza. Le armi debbono essere custodite sempre (qualunque sia il luogo) in modo che sia difficile rubarle o comunque usarle. In questo senso, in generale, la porta di una roulotte offre meno garanzie di una porta blindata.
Consideri che poi qui è tutta questione di interpretazione; per alcuni tribunali l'arma va custodita in cassaforte, per altri può bastare un appartamento ben chiuso o un armadio robusto. I concetti di fondo però non mutano.
La sicurezza, nella situazione che lei descrive (allarme, cassaforte, telecamere, personale del camping), è anche maggiore che in tanti appartamenti.

Il punto concreto è che il camper può essere equiparato ad una abitazione, si può lasciare un'arma (adeguatamente custodita) al suo interno ed allontanarsi. Se invece non può essere equioparato ad una abitazione, l'arma non può mai essere lasciata e va portata con sè (smontata etc).
Altro punto è che, in caso di equiparazione all'abitazione, l'arma può essere tenuta carica e pronta all'uso; in caso di non equiparazione dovrà sempre essere tenuta come per il trasporto (smontata e scarica).

A mio parere, lei potrebbe quindi legittimamente denunciare la detenzione di un'arma nel suo camper.
La mia è una interpretazione nuova che ritengo perfettamente sostenibile in tribunale o in Cassazione.
Il problema vero è però un altro: non esiste alcuna norma che dica chiaramente quello che le ho scritto. La conseguenza pratica è che (pur avendo lei ragione) è probabilissimo che Carabinieri o Polizia le facciano storie quando va a denunciare la detenzione nel camper.
L'altra cosa da tenere presente è che, in caso di scocciature ed iniziative giudiziarie, lei potrebbe ben essere asssolto per le considerazioni fatte sopra; nel frattempo dovrebbe però sorbirsi anni di processo (e blocco di ogni autorizzazione in materia di armi).
Quindi ... pur ripetendo ancora che il suo comportamento sarebbe lecito con quelle condizioni ... le raccomando la massima prudenza e la avviso che potrebbe avere lo stesso guai.
Avv. Umberto Chialastri

giovedì 21 giugno 2018

Eppur si muove! Buone notizie in diritto delle Armi

Sembrerà strano ai soliti pessimisti ma qualcosa di positivo accade anche nel mondo delle armi.

Dopo le brutte notizie arrivate la scorsa estate, con la circolare del 31 agosto 2017 del Ministero dell'Interno https://www.poliziadistato.it/statics/20/2017_08_31-circ-557-pas-u-012843-10100_a_1-motivi-ostativi-rilascio-ed-obbligo-revoca-licenza-porto-armi-ex-art-43-tulps_problematiche-applicative.pdf

che indicava l'irrilevanza della riabilitazione nei riguardi delle ostatività previste dall'art. 43 del TULPS https://www.brocardi.it/testo-unico-pubblica-sicurezza/titolo-ii/capo-iv/art43.html 

e quindi un orientamento più restrittivo (inefficacia della riabilitazione), passiamo alle buone notizie.

Infatti sono diverse le novità sul fronte del diritto delle armi (tralasciando tutto il filone riguardante la legittima difesa).

È stata presentata nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare da parte degli onorevoli Maria Cristina Caretta ed Emanuele Prisco (Fratelli d'Italia) nei riguardi del Ministro degli Interni Matteo Salvini sull'efficacia della riabilitazione sul rilascio del porto d'armi (e delle altre licenze di polizia) in presenza di condanne per reati ostativi (art. 43 tulps).

Nell'interrogazione si chiede che "venga chiarita l'applicazione dell'articolo 43 del Testo unico della legge di pubblica sicurezza. Nel caso di riabilitazione penale dell'interessato, viene meno l'ostatività automatica al rilascio della licenza del porto d'armi e sia consentito ai riabilitati di poter mantenere oppure ottenere la licenza. Se un giudice decide che il cittadino è in pari con la giustizia, non si capisce perché non debba godere della pienezza dei diritti garantiti a tutti i cittadini avendo azzerato i propri conti con la giustizia”

e poi quello della Toscana http://www.armietiro.it/il-tar-del-friuli-manda-larticolo-43-tulps-alla-corte-costituzionale-9798 hanno emesso un'ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per decidere " sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza, nella parte in cui prevede un generalizzato divieto di rilasciare il porto d'armi alle persone condannate a pena detentiva per il reato di furto senza consentire alcun apprezzamento discrezionale all'autorita' amministrativa competente."Infatti ad opinione dello stesso Tribunale Amministrativo " non appare facilmente giustificabile un automatismo preclusivo che colleghi il diniego dell'autorizzazione a portare armi alla commissione del reato di furto, il quale non e' collegato all'utilizzo delle stesse e che, pertanto, poco ragionevolmente puo' essere posto ex se a base del diniego dell'autorizzazione medesima. Tanto piu' appare ingiustificabile l'automatismo laddove, come nel caso di specie, il richiedente il porto d'armi abbia ottenuto la riabilitazione la quale presuppone che il condannato abbia dato prove effettive e costanti di  buona condotta al fine di un giudizio prognostico sul suo futuro comportamento (art. 179, primo comma, codice penale).

Purtroppo queste buone notizie dal mondo giudiziario (che è quello che in definitiva conta) corrispondono ad un peggioramento della prassi (nella nostra pratica lo vediamo tutti i giorni), anche per la'rrivo di nuovo personale nelle questure e prefetture. Prendiamo comunque atto delle novità positive.
 

Avv. Carlo Chialastri

venerdì 4 maggio 2018

Le guardie giurate devono avere il porto d'armi con più facilità


Le guardie volontarie giurate diventano tali ai sensi delle norme del TULPS (Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza) così come modificato dal Decreto Legge 59/2008.
Dal punto di vista pratico, gli accertamenti sono simili a quelli riguardanti il cittadino che  richieda un porto d'armi.
La differenza con i porti d'arma dei normali cittadini (licenza di caccia, tiro sportivo ... ) è che in questi casi non ci si gioca la possibilità di praticare un hobby ma un posto di lavoro, la possibilità di vivere dignitosamente.
Le Prefetture spesso sembrano ignorarlo ma per fortuna i TAR l'hanno spesso pensata in modo diverso. Esistono delle sentenze per le quali le Prefetture dovrebbero essere più elastiche quando devono rilasciare o meno un decreto di guardia particolare giurata proprio per questa particolare situazione, l'esigenza di svolgere un lavoro dignitoso, costituzionalmente riconosciuta.
Se, infatti, è vero che "in materia di valutazione circa la sussistenza dei requisiti di buona condotta necessari per ottenere la nomina a guardia particolare giurata, l´Amministrazione dell´interno dispone di ampi poteri discrezionali: la necessità di garantire l´ordine e la sicurezza pubblica impone invero a chi aspira di rivestire tale qualifica di avere una condotta irreprensibile e immune da censure; ed impone soprattutto di offrire completa garanzia in ordine al corretto uso delle armi; tuttavia per ciò che concerne in particolare questo ultimo profilo, quando il destinatario del provvedimento è una guardia particolare giurata, l´Autorità amministrativa, nell´esercizio della propria ampia discrezionalità, deve tener conto del fatto che l´eventuale revoca dei titoli abilitativi può incidere sulla capacità lavorativa dell´interessato e quindi sulla sua possibilità di produrre reddito e di reperire risorse per il sostentamento proprio e della propria famiglia; di conseguenza in tal caso occorre che il provvedimento sia sorretto da una motivazione più rigorosa rispetto a quella che potrebbe invece adeguatamente suffragare analoghi provvedimenti in materia di armi emanati nei confronti di soggetti che non svolgono tale attività professionale" (T.A.R. Piemonte, Torino, sez. I, 11 luglio 2014 n. 1220).”
Sulla stessa linea:
Ovviamente la discrezionalità non può sconfinare nell'arbitrio ma deve essere esercitata nel rispetto di un adeguato obbligo motivazionale.
A maggior ragione se il rilascio o la revoca del porto d' armi viene "messa in relazione non con la possibilità di esercitare un hobby che richiede l'utilizzo delle armi, ma con la possibilità di svolgere una professione
Nel primo caso, l'interesse a poter utilizzare armi ben può essere recessivo, rispetto a quello dell'incolumità pubblica, anche laddove vi sia una valutazione meramente prognostica della possibilità che il soggetto non offra piena garanzia di non abusare delle armi. Nel secondo, il bilanciamento degli interessi opera in modo diverso, considerato che l'uso dell'arma è strumentale alla possibilità di esercitare una professione” (TAR Lombardia –Brescia-sentenza n. 02611/2010).”
Ma non solo: “La sospensione del porto d’armi e dell'autorizzazione allo svolgimento dell'attività di guardia giurata, nonché il divieto di detenzione di armi debbono, quindi, ritenersi illegittimi … in quanto privi di un'adeguata motivazione ed adottati in esito ad un'istruttoria carente e comunque insufficiente a fronte dell'incidenza del provvedimento finale sulla possibilità di esercitare la propria attività lavorativa per la destinataria” Di conseguenza l'illegittima imposizione del divieto di esercitare la propria attività lavorativa, costituisce, quindi, la condotta lesiva, colposa … che ha causato il danno, in linea di principio suscettibile di risarcimento e consistente nell'impossibilità... di operare quale guardia giurata;".
In una delle ultime cause seguite, la Prefettura di Milano aveva negato ad un mio cliente il decreto soltanto perchè querelato per lesioni (MA con procedimento archiviato per rinuncia alla querela) e perchè era stato denunciato per favoreggiamento ma il procedimento era stato estinto per prescrizione (senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio).. Non c'era quindi alcuna condanna reale.
L'unico modo per ottenere ragione e quindi il decreto è stato fare il ricorso al Tar di Milano che ci ha dato ragione, imponendo la nomina.Va sfatata la credenza che contro glòi arbitri delle Prefetture / Questure non si possa fare nulla.

Guardie giurate e problemi porto d'armi

Nella mia esperienza riguardo il diritto delle armi e delle autorizzazioni di polizia mi è capitato spesso di imbattermi in problemi riguardanti la categoria delle guardie giurate, una categoria trattata sostanzialmente ... male.
Una guardia giurata ha tanti punti in comune con un poliziotto o un carabiniere ma anche tante differenze.
Una guardia giurata ha meno diritti, a cominciare dal contratto di lavoro, garanzia del mantenimento del posto e tanto altro. Sento spesso di brutte situazioni di assunzioni a tempo determinato (e licenziamenti magari ad età avanzata) o magari di donne che fanno solo orari notturni (ultima di qualche giorno fa).
Chi ci è passato sa bene che per avere il decreto di guardia particolare giurata   bisogna passare attraverso controlli qualche volta decisamente esagerati.
Dico esagerati perchè questi controlli dovrebbero servire ad evitare che vengano armate persone potenzialmente pericolose per la società, dal punto di vista morale o dal punto di vista psicologico.
Di per sè sono quindi controlli giusti.
Quello che non mi convince è che poliziotti, carabinieri e simili spesso sembrano non avere gli stessi controlli rigorosi (specialmente dal punto di vista psicologico). Come spiegare altrimenti casi come quello del poliziotto che sparò da una parte all'altra dell'autostrada uccidendo un poveraccio di tifoso laziale che dormiva in auto? Ed i vari casi anche recenti di omicidi in famiglia?
Direi quindi che tutto questo si può capire ma ...  dovrebbe invitare ad un  atteggiamento diverso quando si deve decidere se dare a qualcuno il decreto di guardia giurata, la possibilità in sostanza di lavorare.
Come spiegherò in un altro post, gli stessi TAR hannoi spesso invitato ad un atteggiamento più elastico.
Ci sono comunque anche cose positive.
La Polizia di Stato ha precisato, Circolare N.4.-10. 8616/10089, (porto d'arma guardia giurata) che il porto d'armi delle guardie giurate deve intendersi come un porto d'armi normale, quindi non limitato agli orari di lavoro o a luoghi particolari.
Una situazione che invece francamente trovo ingiusta è quella del porto / trasporto delle armi sui treni e mezzi pubblici (http://www.leggearmi.it/2018/02/io-e-il-fucile-possiamo-prendere-il.html).
Per l'art. 33 del DPR 753/1980:"Fermo restando quanto stabilito dalle vigenti leggi in materia di detenzione di armi nonché di tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica, è vietato portare con sé sui treni e nei veicoli armi da fuoco cariche e non smontate. Le munizioni di dotazione devono essere tenute negli appositi contenitori e accuratamente custodite.
Il divieto di cui al comma precedente non è applicabile agli agenti della forza pubblica nonché agli addetti alla sorveglianza in ambito ferroviario."
Questa disposizione è stata recepita dai regolamenti di Trenitalia ed altre aziende di trasporto pubblico come l'ATAC.
In sostanza significa che una guardia giurata che finisca il lavoro avrà sempre il porto d'armi ma - come un qualsiasi privato cittadino con porto d'armi ma - a differenza dei carabinieri ad esempio - se per tornare a casa deve prendere il treno dovrà smontare la propria arma e portare a parte le cartucce."

venerdì 27 aprile 2018

Tutte le armi devono avere la matricola?


Normalmente si pensa che tutte le armi debbano avere la matricola e che quelle sprovviste siano clandestine.
Ci sono invece importanti eccezioni che interessano soprattutto i collezionisti (o chi erediti vecchie armi).
La prima disposizione che si occupa delle matricole sulle armi è il Regolamento Interno del Banco di Prova (D.M. 3 gennaio 1914, n. 72). Viene disposto che il Banco assegni un numero matricolare all’arma; non è imposto alcun obbligo di immatricolazione. Vengono immatricolate in pratica solo le armi che passano al BdP.
Con il regolamento del Banco Nazionale di Prova di cui al Regio Decreto 16 ottobre 1924, n. 2121, si stabiliva che “tutte le armi devono essere presentate alla prova provviste della marca di fabbrica e del numero di matricola.”.
Le armi già prodotte e detenute da fabbricanti e commercianti, prive di matricola, dovevano essere regolarizzate entro il 10.2.1924 (L. n. 3152/1923 art. 9); il termine fu poi prorogato fino al 30.6.1925.
La norma si riferiva alle armi detenute da fabbricanti e commercianti, non privati.
Di conseguenza tutte le armi vendute prima del 30 giugno 1925 erano, legittimamente, senza matricola.
La legge 110/1975 è intervenuta pesantemente stabilendo che (art. 11) le armi dovevano tutte essere immatricolate (salvo quelle portanti i punzoni di Banco di Prova estero). Dovevano anche essere immatricolate quelle prodotte o importate dopo il 1920. La matricola doveva essere incisa anche sulle canne intercambiabili (come ben sanno i proprietari di semiautomatici a canna liscia).
Chi scrive ricorda perfettamente di aver dovuto far immatricolare il proprio Diana 25 ad aria compressa (arma di bassa potenza).
La data del 1920 è del tutto arbitraria perché non corrisponde alle date precedenti (30 giugno 1925 e 1914) ma di fatto è legge e quindi le armi che legittimamente furono vendute nel 1923 (ad esempio) dovranno oggi risultare immatricolate.
Come stabilire poi se un’arma sia stata prodotta nel 1921 o nel 1920? Crediamo che non sia semplice (salvo modelli particolari) ma questo è il campo dei periti.
La Direttiva europea introdotta in Italia con il D.L.vo 204/2010, impone che le armi in futuro debbano riportare un unico numero di serie apposto su una parte essenziale dell’arma da fuoco; per essenziale si intende una parte la cui distruzione renderebbe l’arma inutilizzabile. La matricola deve poi essere apposta su una parte visibile dell’arma, ispezionabile senza attrezzi.
Secondo l’autorevole interpretazione del dott. Edoardo Mori (Codice delle Armi, 2016, 591):
le norme sulla matricola indelebile valgono solo dal 1975 in poi;
manca una norma che imponga di apporre la matricola su parti essenziali insostituiibili e quindi sono in regola le armi prodotte (prima o dopo il 1975) con la matricola sul tamburo o sulla canna, sulle armi in resina è lecito apporre la matricola sulla canna.
La circolare 14 settembre 2000 del Ministero dell’Interno ha scritto come risolvere il problema di chi, ad esempio, trovi un’arma senza matricola oppure la ottenga in restituzione dopo un furto.
La prima precisazione da fare è che la matricola va incisa ma solo sulle armi prodotte dopo il 1920.
Se risulta la vecchia matricola in qualche modo, si potrà far incidere di nuovo (meglio in un altro posto) anche in proprio o da un armiere.
Se non risulta dovrà essere fatta incidere dal produttore (ma non se estero) oppure dal Banco
Nazionale di Prova.
L’arma con la nuova matricola dovrà essere di nuovo denunciata (e lo stesso per quella con la vecchia che però non risulti nella denuncia precedente).
Vista poi sempre la necessità di una certa prudenza, conviene conservare l’eventuale verbale di restituzione dell’arma con la matricola abrasa o senza matricola e, ovviamente, la nuova denuncia.
Tanto però per chiarire come vanno le cose in Italia, ricordo un paio di sentenze per le quali la matricola incisa sulla canna non era di per sé elemento idoneo a escludere la clandestinità dell’arma (Cass. 25 luglio 1995 n. 3354 e Cass. 26 maggio 2011, n. 25247).
Sono sentenze ingiuste e criticate ma sono state emesse ugualmente, con tutte le conseguenze. La seconda in particolare erra perché, ai sensi del D. L.vo 204/2010, la matricola può anche essere apposta sulla canna.
A questo link troverete il post dell'amico Marco Milazzo, uno dei migliori periti balistici italiani, sullo stesso argomento

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martedì 17 aprile 2018

Risposte dal CED

Di seguito una delle risposte avute dal CED (senza riferimenti personali).