domenica 22 ottobre 2017

Se porto una pistola con la matricola cancellata rispondo di due reati?

Spesso con un unico comportamento si commettono più reati; questo si chiama tecnicamente concorso formale. La pena di uno viene quindi aumentata ed in pratica si viene puniti per entrambi.
Facciamo il caso di chi porti una pistola in pubblico, con la matricola limata o comunque clandestina (ad esempio un'arma da fuoco autocostruita).
Il porto abusivo viene punito ai sensi degli articoli 4 e 7 della legge 895/1967. 
Il porto di un'arma clandestina viene punito per l'art. 23 (1 e 4 co.) della legge 110/1975. Trovate entrambi gli articoli sotto.
La Cassazione ha ritenuto più volte che si tratti di due reati diversi perchè tutelano interessi diversi.
C'è stato però un contrasto in giurisprudenza e per questo la Cassazione si è pronunciata a "Sezioni Unite". Anche se in Italia una sentenza (pur come questa) non vincola i Giudici, una sentenza a Sezioni Unite è comunque il massimo per l'interpretazione di una norma.
La sentenza (Cass. Pen. Sez. Un. 12 settembre 2017, n. 41588) ha stabilito che non ci siano due reati diversi ma uno solo.
Questo in base al ragionamento che la condotta materiale del portare fuori di casa illegalmente un'arma è unica. Il fatto che l'arma sia con la matricola abrasa aggiunge un elemento al reato e lo modifica.
Secondo la Suprema Corte, quindi, se l'arma è comune si applica la legge 895/1967. Se invece è clandestina si applica la legge 110/1975 e solo la legge 110/1975.
In pratica questo significa una notevole riduzione di pena.

"Legge 895/1967, artt. 4 e 5. 
Art. 4
Chiunque illegalmente porta in luogo pubblico o aperto al pubblico le armi o parti di esse, le munizioni, gli esplosivi, gli aggressivi chimici e i congegni indicati nell'art. 1, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con [la multa da 4.000 a 40.000 euro].
Salvo che il porto d'arma costituisca elemento costitutivo o circostanza aggravante specifica per il reato commesso, la pena prevista dal primo comma è aumentata da un terzo alla metà:
a) quando il fatto è commesso da persone travisate o da più persone riunite;
b) quando il fatto è commesso nei luoghi di cui all'articolo 61, numero 11-ter), del codice penale;
c) quando il fatto è commesso nelle immediate vicinanze di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di  denaro, parchi e giardini pubblici o aperti al pubblico, stazioni  ferroviarie, anche metropolitane,e luoghi destinati alla sosta o alla fermata di mezzi di pubblico trasporto.


Art. 5
Le pene stabilite negli articoli precedenti possono essere diminuite in misura non eccedente i due terzi quando per la quantità o per la qualità delle armi [edelle loro parti], delle munizioni, esplosivi o  aggressivi chimici, il fatto debba ritenersi di lieve entità. In ogni caso, la reclusione non può essere inferiore a sei mesi.
 Legge 110/1975.

Art. 23. Armi clandestine Sono considerate clandestine: 1) le armi comuni da  sparo non catalogate ai sensi del precedente art. 7; 2) le armi comuni e le canne sprovviste dei numeri, dei contrassegni e delle sigle di cui al precedente art. 11. E' punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da lire duecentomila a lire un milione e cinquecentomila chiunque fabbrica, introduce nello Stato, esporta, commercia, pone in vendita o altrimenti cede armi o canne clandestine. Chiunque detiene armi o canne clandestine e' punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da lire centomila a lire un milione. Si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da lire centocinquantamila a lire un milione e cinquecentomila a chiunque porta in luogo pubblico o aperto al pubblico armi o canne clandestine. La stessa pena si applica altresi' a chiunque cancella, contraffa' o altera i numeri di catalogo o di matricola e gli altri segni distintivi di cui al precedente art. 11. Con la sentenza di condanna e' ordinata la revoca delle autorizzazioni di polizia in materia di armi e la confisca delle stesse armi. Non e' punibile ai sensi del presente articolo, per la mancanza dei segni d'identità prescritti per le armi comuni da sparo chiunque ne effettua il trasporto per la presentazione del prototipo al Ministero dell'interno ai fini della iscrizione nel catalogo nazionale o al Banco nazionale di prova ai sensi del precedente art. 11.

giovedì 7 settembre 2017

Ma serve proprio sta cassaforte per custodire la pistola?

Ne abbiamo scritto più volte ed è anche un problema molto dibattuto tra gli appassionati di armi.
Come va custodita un'arma? È indispensabile la cassaforte?
La Cassazione ha deciso ultimamente un caso inte

ressante (Cass. Sez. I Penale, sentenza 13570/2017 del 20.3.2017).
Tizio teneva la pistola senza caricatore sotto il materasso, il caricatore nel salotto e le cartucce bel cassetto di un mobile in veranda.
La casa era protetta da porte blindate e Tizio viveva da solo.
La Cassazione ha deciso che l'arma fosse correttamente custodita perchè le cautele adottate (unitamente al fatto che non ci fossero minorenni o altri familiari) erano da considerarsi sufficienti. In questo modo sarebbe stato adempiuto quello che stabilisce l'art. 20 della legge 110/1975 per la quale l'arma va custodita con ogni esigenza nell'interesse della sicurezza pubblica".
In un altro caso la Cassazione ha ritenuto colpevole Caio che teneva le armi in bella mostra, in giro per casa (sent. Cass. Penale 16609/2013, del 12.4.2013).
Lo stesso giudice (Cass. pen. 6827 del 12.2.2013) ha assolto chi teneva la pistola scarica su un alto armadio: si poteva raggiungere la pistola solo con una scaletta.
Come al solito quindi o a grilli o tordi ...
Il mio consiglio di avvocato è sempre lo stesso: comprate la cassaforte ed usatela.
Potreste in caso contrario anche essere assolti ma chi ve lo fa fare? Una cassaforte costa molto poco.
Alla possibilità di problemi legali (con il conseguente esito di scordarsi per sempre o per anni di licenza di caccia e detenzione di armi) va aggiunto che gli appassionati amano le loro armi. Perché quindi mettersi in condizioni di farle rubare facilmente?

domenica 27 agosto 2017

Porto di coltello. Un bel video su youtube. Il coltello e la mela. Coltello a caccia.

In questo post voglio segnalare un bel video su youtube https://www.youtube.com/watch?v=ah9kdOtkNY0 . Si parla del porto di coltello, con attenzione particolare a varie bufale o patacche.
È divertente e nel complesso molto corretto. Faccio i miei complimenti all'autore.
Bello l'esempio del coltello e della mela: non credete di aggirare la legge portandovi dietro una mela e sostenendo che il coltello lo portate in tasca per sbucciarla.
In teoria il portarsi un coltello dietro per sbucciare la mela della colazione è possibile. Il problema è che però non è una facile scusante.
Tanto per cominciare il coltello andrebbe in caso portato ben chiuso ed impacchettato in fondo ad una borsa o comunque non facilmente prendibile ed apribile.
Il concetto è che il tizio arriva nel parco, si siede su una panchina, leva la mela dal sacchetto e poi prende il coltello che magari avrà portato in fondo alla borsa ben chiuso ed incartato. Il portarlo semplicemente in tasca, pronto ad essere portato fuori  può essere visto molto male dall'eventuale poliziotto.
Il concetto base è infatti la distinzione tra porto (coltello facilmente usabile) e trasporto (coltello non facilmente usabile, perché ben inscatolato ad esempio).
Non funzionano quindi le ... furbate.
Un comportamento illegale che è molto diffuso ed a cui non si fa caso, capita ai cacciatori.
Chi va a caccia può portare il coltello ed è anche molto logico. Può però portarlo, in tasca, alla cintura, alla caviglia, pronto all'uso ma ... quando è a caccia, non prima.
Quando esce di casa, a Roma, sale in macchina e finchè arriva nel posto di caccia, il coltello dovrà stare ben chiuso, non facilmente prendibile, "trasportato", non "portato".
In pratica è la stessa cosa che avviene per il fucile: non si può uscire da casa con il fucile a tracolla e magari carico.

sabato 12 agosto 2017

Coltelli o armi? Esempi pratici per non finire nei guai

C'è una legislazione fatta a cavolo per quello che riguarda le armi bianche
È quindi facile trovarsi in mezzo ai guai, se si è anche un pochino sfortunati. Ci sono migliaia di persone che hanno dentro casa la loro sciabola da ufficiali, una molletta, qualche bel pugnale storico o meno. Può essere pure che nessuno li controlli per tutta la vita. Se però arriva il controllo arrivano i guai.
Quello che la gente comune non capisce e - giustamente direi - è:
- un pugnale, uno stiletto, un coltello proibito si possono comprare senza nessuna limitazione in coltelleria, internet, negozi di antiquariato e magari pure armerie;
- un coltello da cucina è spesso oggettivamente più pericoloso del pugnale da Giovane Fascista del nonno, arrugginito e privo di taglio.
Una ulteriore confusione è creata dalla giurisprudenza: per tanti anni la Cassazione ha dichiarato solennemente che i coltelli che rimanevano bloccati una volta aperti erano da considerare pugnali. Poi hanno cambiato idea ma qualcuno le penne ce l'ha lasciate.
A mio parere l'intera categoria delle armi bianche andrebbe rivista. Parliamo però ora di qualche caso concreto. Indicherò anche i link, mettendo anche la mia faccia in questo.
Molti venditori sono esteri.
Cominciamo con Ebay. Qui un venditore francese vende un coltello "mafia italiana".  Si tratta della classica "molletta", un serramanico con una apertura a scatto. È indiscutibilmente un'arma sia per la giurisprudenza consolidata sia per il meccanismo a scatto che gli permette di essere usato molto velocemente ed insidiosamente, sia per la lama con la classica forma a stiletto, una lama nata per uccidere. Viene però venduto su Ebay e vi arriva tranquillamente a casa in pochi giorni. Entro le 72 ore dall'arrivo va denunciato e poi non potrà mai essere portato fuori da casa: è un'arma a tutti gli effetti.
Quest'altro invece è un coltello tipo siciliano, venduto sempre su Ebay. Queste sono pattade sarde tradizionali. Non badate alla lunghezza della lama; ce ne sono con lame ben più lunghe e non cambia giuridicamente nulla. Questi aggeggi sono considerati normali utensili, coltelli; per un giustificato motivo possono essere portati fuori da casa. Non vanno denunciati e in pratica hanno lo stesso regime giuridico di un coltello o di un cacciavite. Inutile ricordare che questo tipo di coltelli uccide tranquillamente come la molletta. Le pattade hanno anche un passato storico di guerra per essere state usate dalla Brigata Sassari durante la Prima Guerra Mondiale. Il siciliano viene anche chiamato lo scannatore...
Questo è un clone baionetta dell'AK 47, con tanto di attacchi. Non credo sia originale ma gli attacchi per baionetta ci sono. Questo è un coltello da caccia, sportivo. Dal punto di vista pratico possono uccidere allo stesso identico modo; hanno però trattamenti del tutto diversi. Il primo, avendo gli attacchi da baionetta è un'arma, il secondo un semplice coltello... 
Veniamo ora al Gotha dei coltelli, almeno per quello che riguarda il prezzo, Extrema Ratio.
Si tratta di coltelli che per lo più sono nati come militari, alcuni sono usati dalle forze armate di qualche paese (a cominciare dai nostri incursori Col. Moschin); altri sono copie di pugnali storici.
Questo è indiscutibilmente un'arma (Glauca J1). Tanto per cominciare ha il taglio su entrambi i lati della lama, sulla punta. Basterà poi leggere la presentazione che ne fa Extrema Ratio "Coltello chiudibile sviluppato insieme agli esperti di materiali del reparto Jagdkommando, la forza speciale dell’esercito austriaco. Ha una punta studiata per permettere la massima penetrazione. È dotato di frangivetro posteriore, clip applicabile in tre posizioni e sicura laterale. Il manico è realizzato con una particolare finitura per una maggiore grip durante l’utilizzo." Nasce per una forza armata ed ha la punta studiata per permettere la massima penetrazione. Si tratta di caratteristiche militari, la penetrazione non è presumibilmente quella in una forma di gruviera.

 Questo è 39-09, della Extrema Ratio, la magnifica replica modificata del pugnale dei nostri paracadutisti assaltatori. Lo stesso discorso per quest'altro bellissimo pugnale stiletto Suppressor (notare il nome) commemorativo dei GIS dei Carabinieri.
La musica cambia con il Resolza, sempre Extrema Ratio. In pratica è una pattada con la possibilità di bloccare la lama, una volta aperto il coltello. Non si tratta di un'arma anche se tecnicamente è molto pericolosa ma di un utensile.
Quello che non mi piace è che nel sito Extrema Ratio (e in tanti altri che vendono armi simili o coltelli che potrebbero far venire dubbi) non c'è nessuna avvertenza sul fatto che vadano denunciati. Tutti li possono comprare e detenere ma ... sono armi e vanno immediatamente denunciati e poi rimangono soggetti alla rigida normativa per le armi. Complimenti quindi alla Extrema Ratio per le cose magnifiche che fa e per come ci rappresenta all'estero ma ...
Qui fermo questa carrellata estiva.
Vorrei che la legge sulle armi bianche diventasse più semplice e vorrei che almeno i venditori fossero obbligati ad agire correttamente.
I politici si sa hanno ben altro da fare, comprese le importantissime leggi sul divieto (sancito penalmente) di vendere ritratti del Duce (morto e sepolto da 72 anni).
Il dott. Mori nel suo splendido sito earmi.it sostiene la tesi che non sia più necessaria la denuncia di detenzione per le armi bianche. La sua tesi è logica e corretta ma non è recepita automaticamente da Polizia e Carabinieri. Invito quindi alla massima prudenza e comunque non varia tutto il resto riguardo il porto. Da avvocato sottolineo che la legge spesso non è precisa ed è soggetta ad interpretazioni. Questo significa che pur avendo tutte le ragioni del mondo ci si può trovare ad affrontare un  processo penale di molti anni, con spese e problemi. Meglio quindi evitare prima.
Lo dico in altri termini. Se un tizio viene denunciato per la mancata denuncia di una molletta o di una baionetta, io sarò il primo a difenderlo anche sostenendo che la denuncia non è più necessaria. La tesi è fondata e quindi probabilmente vinceremo, in Cassazione o prima. Io farò una magnifica figura e guadagnerò perchè è il mio lavoro ma il mio cliente sarà stato nei guai per anni. Non sarà meglio un po' di prudenza?

venerdì 11 agosto 2017

Come custodire le chiavi della cassaforte e ... sfortuna? Moglie suicida

Vecchia la storia di come vanno custodite le armi. In questo blog ci sono più post.
Non esiste alcuna norma specifica sull'obbligo della cassaforte ma,per non avere possibili guai, è meglio usare una cassaforte o sistema equivalente.
Parlerò di una sentenza interessante e sconvolgente nella sua logicità
Ma le chiavi della cassaforte?
Dove vanno tenute? E come bisogna comportarsi nei confronti dei familiari o conviventi?
Normalmente chi mantiene le armi in cassaforte, può avere la cassaforte aperta per motivi vari oppure lascia le chiavi in giro per casa o comunque dove gli altri conviventi sanno, minorenni o adulti che siano.
Chi è che non ha mai lasciato in giro il fucile da caccia al rientro a casa o prima della partenza?
Chi è che non lascia la pistola nel comodino anche quando è in bagno o in un'altra stanza?
Spesso quando ci viene rilasciato il porto d'armi veniamo diffidati ad usare tutte le precauzioni perchè il convivente che è stato firmato per droga (uso personale) non possa in alcun modo entrare in possesso delle armi. 
Come comportarsi però nei confronti delle altre persone "normali"?
Vediamo un caso particolare.
Tizio ha le armi custodite in un armadio blindato; l'armadio è all'interno di un armadio robusto di legno. Il tutto è in una stanza normalmente chiusa a chiave.
Abita con la moglie e la moglie sa dove tiene le chiavi dell'armadio e della cassaforte (nel cassetto del comodino).
La moglie un bel giorno prende le chiavi nel comodino, apre la cassaforte e si spara con il fucile, tentando il suicidio (per fortuna non riuscito).
La Questura di Perugia ha prima irrogato il divieto di detenzione di armi e poi la sospensione della licenza di porto di fucile per caccia.
L'interessato ha fatto ricorso al T.A.R.; il Tribunale Amminstrativo Regionale di Perugia ha deciso con la sentenza sez. I, n. 13 del 20 gennaio 2011.
Per l'organo di giustizia amministrativa, la Questura di Perugia ha agito giustamente: chi ha delle armi deve adottare le cautele necessarie perchè i conviventi non possano impossessarsi delle armi stesse.
"E’ innegabile che, nella specie, nonostante il ricorrente sostenga di avere posto in essere tutte le cautele necessarie affinché nessun estraneo entrasse nella disponibilità delle armi custodite, siffatte cautele non sono state sufficienti ad evitare che il coniuge si impossessasse di un fucile, tentando il suicidio e procurandosi gravi lesioni." Detto in altre parole i fatti stessi hanno dimostrato che le armi erano custodite male!
Che dire su questa sentenza? Dal punto di vista giuridico è chiarissima ed indiscutibile. Avere delle armi è una facoltà che l'ordinamenteo concede a cittadini che abbiano particolari caratteristiche di serietà e garanzie dell'uso corretto delle stesse.
Contro la sentenza potremmo dire che le cautele da usare sono quelle per quello che può accadere normalmente e non per i fatti straordinari. Non sarebbe però una gran difesa proprio perchè il possesso di armi  , per lòa logica ed il diritto italiano, è una facoltà molto importante e delicata.
Va quindi evitato in modo assoluto che possa entrare in possesso della armi qualsiasi altro, sia esso maggiorenne, minorenne, familiare, estraneo, incensurato, pregiudicato, uomo o donna.
Detto questo dal punto di vista pratico, visto quello che succede normalmente e che ho scritto sopra, ci voglia nella vita anche una buona dose di fortuna... 
Quindi o custodire le chiavi della cassaforte e le armi in una maniera che sembra paranoica oppure correre il rischio.Va anche detto che il pretendere che in caso di richiesta di porto d'armi vengano fatti accertamenti psicologici pure sui conviventi potrebbe essere un'altra ulteriore pressione sui malcapitati amanti delle armi.

venerdì 21 luglio 2017

La storia di una povera baionetta AK 47. Una baionetta diventa un coltello?

C'era una volta un pezzo di acciaio che dopo un sapiente lavoro e con l'applicazione di un bel manico di legno, divenne una baionetta per l'AK47 Kalashnikov.
Finì in un arsenale e tanti anni dopo fu venduta addirittura all'estero; arrivò in Italia.
Il suo nuovo proprietario era tutto orgoglioso del suo acquisto ma ... scoprì con dispiacere che:

  • la baionetta è considerata un'arma;
  • avrebbe dovuto denunciarla alla Polizia o Carabinieri;
  • non avrebbe mai potuto usarla in campagna per tagliare qualche ramo o portarla in campeggio.
  • rischiava anche una denuncia per non averla denunciata entro 72 ore dall'acquisto;
  • c'era il rischio di qualche ulteriore complicazione perché l'aveva comprata on line all'estero.
Preciso qui che forse la baionetta in oggetto potrebbe non essere originale ma una riproduzione; poco cambierebbe rispetto la legge, comunque.
Gli venne poi un colpo di genio.
Prese un frullino e tagliò l'anello che va infilato intorno alla canna dell'AK 47.
In questo modo la baionetta è diventata un normalissimo coltello, come un qualsiasi altro coltello da cucina, sport, campeggio.
Ho scherzato un pò ma la legge italiana è veramente assurda. Conosco coltelli molto più taglienti di una baionetta (vedi gli Opinel) o che mettono molta più paura (come certi coltelli da cucina).
Chi li detiene non ha però tutte le complicazioni che può avere chi abbia una baionetta e non corre tutti i rischi.
Infatti la baionetta è considerata per varie norme "arma comune" e non solo deve essere denunciata ma nemmeno può essere portata fuori casa, per nessun motivo.
La normativa è chiara e la individua tra gli oggetti la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona (art. 585, n. 1 del comma 2; art. 45, co 1, Regolamento TULPS Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza; art. 30, n. 1 TULPS; art. 4 co. 1, legge 110/1975).
La baionetta che abbia perso i sistemi di fissaggio alla canna (come l'anello) non è certamente più una baionetta. La soluzione quindi del tizio ipotetico di cui ho scritto sopra è del tutto efficiente: la baionetta diventa un normale coltello.
Allego le foto che mi ha mandato il tizio.
Certo ... la prudenza di avvocato che ha visto tante follie ... mi dice che la scocciatura da parte del solerte funzionario può sempre arrivare. La legge ed il suo spirito sono comunque chiare: una baionetta che abbia perso l'anello di fissaggio non è più una baionetta ma un coltello.




mercoledì 5 luglio 2017

Le schedature del CED ci bloccano il porto d'armi

IL CED è il sistema informativo unico di polizia e carabinieri.
Serve ad avere immediatamente la situazione penale o amministrativa rilevante (droghe) di una persona. In questo senso è certamente utile ma spesso è usato in modo assolutamente ingiusto.
La legge italiana dice che si è innocenti fino alla sentenza di condanna. Applicando questo principio il porto d'armi dovrebbe essere negato solo a chi ha riportato condanne significative. In realtà non è proprio così.
Ecco cosa è capitato nella mia esperienza professionale.
Tizio  fu denunciato dal vicino di casa per una presunta aggressione (6 giorni di prognosi per un livido). Al momento del processo, Tizio, per evitare l'incertezza, le spese e le lungaggini di un processo, pagò un minimo risarcimento al vicino. Questi rinunciò alla querela ed il processo fu estinto. Dal punto di vista penale non c'era quindi alcun problema. Non era mai stata accertata la colpevolezza di Tizio, nessuna condanna!
Tizio chiede di essere nominato guardia giurata.
La Prefettura gli blocca la nomina in base alla notizia del procedimento (ricavata dal CED). É da notare che - ovviamente - i certificati penali e dei carichi pendenti erano puliti.
Niente guardia giurata quindi (salvo ovviamente le impugnazioni amministrative e giudiziali).
Caio chiede la licenza di caccia. Anni prima era stato denunciato ma non era mai stato rinviato a giudizio. Il pubblico ministero aveva chiesto ed ottenuto l'archiviazione. La licenza è stata negata.
Tutto questo è assolutamente ingiusto ed illecito ma capita.
Capita anche nel caso in cui tanti anni prima si sia stati sorpresi con uno spinello.
Come difendersi? Quando arriva il provvedimento negativo è ormai troppo tardi. É possibile l'impugnazione tramite un legale ma questo significa comunque spese e lungaggini.
La soluzione migliore è quella di:
1) controllare se al proprio nominativo risultino iscrizioni pregiudizievoli nel CED;
2) cancellarle se possibile.
Solo dopo aver ottenuto la cancellazione potrà convenire chiedere la licenza o l'autorizzazione di polizia.
In qualche caso l'iscrizione pregiudizievole può riguardare un familiare convivente che abbia avuto problemi. La licenza di caccia è stata negata infatti più volte per il problema avuto da un familiare.
Pochi Euro sono sufficienti per sapere se ci sono iscrizioni pregiudizievoli.
Maggiori informazioni alla  pagina sul CED.