giovedì 21 giugno 2018

Eppur si muove! Buone notizie in diritto delle Armi

Sembrerà strano ai soliti pessimisti ma qualcosa di positivo accade anche nel mondo delle armi.

Dopo le brutte notizie arrivate la scorsa estate, con la circolare del 31 agosto 2017 del Ministero dell'Interno https://www.poliziadistato.it/statics/20/2017_08_31-circ-557-pas-u-012843-10100_a_1-motivi-ostativi-rilascio-ed-obbligo-revoca-licenza-porto-armi-ex-art-43-tulps_problematiche-applicative.pdf

che indicava l'irrilevanza della riabilitazione nei riguardi delle ostatività previste dall'art. 43 del TULPS https://www.brocardi.it/testo-unico-pubblica-sicurezza/titolo-ii/capo-iv/art43.html 

e quindi un orientamento più restrittivo (inefficacia della riabilitazione), passiamo alle buone notizie.

Infatti sono diverse le novità sul fronte del diritto delle armi (tralasciando tutto il filone riguardante la legittima difesa).

È stata presentata nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare da parte degli onorevoli Maria Cristina Caretta ed Emanuele Prisco (Fratelli d'Italia) nei riguardi del Ministro degli Interni Matteo Salvini sull'efficacia della riabilitazione sul rilascio del porto d'armi (e delle altre licenze di polizia) in presenza di condanne per reati ostativi (art. 43 tulps).

Nell'interrogazione si chiede che "venga chiarita l'applicazione dell'articolo 43 del Testo unico della legge di pubblica sicurezza. Nel caso di riabilitazione penale dell'interessato, viene meno l'ostatività automatica al rilascio della licenza del porto d'armi e sia consentito ai riabilitati di poter mantenere oppure ottenere la licenza. Se un giudice decide che il cittadino è in pari con la giustizia, non si capisce perché non debba godere della pienezza dei diritti garantiti a tutti i cittadini avendo azzerato i propri conti con la giustizia”

e poi quello della Toscana http://www.armietiro.it/il-tar-del-friuli-manda-larticolo-43-tulps-alla-corte-costituzionale-9798 hanno emesso un'ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per decidere " sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza, nella parte in cui prevede un generalizzato divieto di rilasciare il porto d'armi alle persone condannate a pena detentiva per il reato di furto senza consentire alcun apprezzamento discrezionale all'autorita' amministrativa competente."Infatti ad opinione dello stesso Tribunale Amministrativo " non appare facilmente giustificabile un automatismo preclusivo che colleghi il diniego dell'autorizzazione a portare armi alla commissione del reato di furto, il quale non e' collegato all'utilizzo delle stesse e che, pertanto, poco ragionevolmente puo' essere posto ex se a base del diniego dell'autorizzazione medesima. Tanto piu' appare ingiustificabile l'automatismo laddove, come nel caso di specie, il richiedente il porto d'armi abbia ottenuto la riabilitazione la quale presuppone che il condannato abbia dato prove effettive e costanti di  buona condotta al fine di un giudizio prognostico sul suo futuro comportamento (art. 179, primo comma, codice penale).

Purtroppo queste buone notizie dal mondo giudiziario (che è quello che in definitiva conta) corrispondono ad un peggioramento della prassi (nella nostra pratica lo vediamo tutti i giorni), anche per la'rrivo di nuovo personale nelle questure e prefetture. Prendiamo comunque atto delle novità positive.
 

Avv. Carlo Chialastri

venerdì 4 maggio 2018

Le guardie giurate devono avere il porto d'armi con più facilità


Le guardie volontarie giurate diventano tali ai sensi delle norme del TULPS (Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza) così come modificato dal Decreto Legge 59/2008.
Dal punto di vista pratico, gli accertamenti sono simili a quelli riguardanti il cittadino che  richieda un porto d'armi.
La differenza con i porti d'arma dei normali cittadini (licenza di caccia, tiro sportivo ... ) è che in questi casi non ci si gioca la possibilità di praticare un hobby ma un posto di lavoro, la possibilità di vivere dignitosamente.
Le Prefetture spesso sembrano ignorarlo ma per fortuna i TAR l'hanno spesso pensata in modo diverso. Esistono delle sentenze per le quali le Prefetture dovrebbero essere più elastiche quando devono rilasciare o meno un decreto di guardia particolare giurata proprio per questa particolare situazione, l'esigenza di svolgere un lavoro dignitoso, costituzionalmente riconosciuta.
Se, infatti, è vero che "in materia di valutazione circa la sussistenza dei requisiti di buona condotta necessari per ottenere la nomina a guardia particolare giurata, l´Amministrazione dell´interno dispone di ampi poteri discrezionali: la necessità di garantire l´ordine e la sicurezza pubblica impone invero a chi aspira di rivestire tale qualifica di avere una condotta irreprensibile e immune da censure; ed impone soprattutto di offrire completa garanzia in ordine al corretto uso delle armi; tuttavia per ciò che concerne in particolare questo ultimo profilo, quando il destinatario del provvedimento è una guardia particolare giurata, l´Autorità amministrativa, nell´esercizio della propria ampia discrezionalità, deve tener conto del fatto che l´eventuale revoca dei titoli abilitativi può incidere sulla capacità lavorativa dell´interessato e quindi sulla sua possibilità di produrre reddito e di reperire risorse per il sostentamento proprio e della propria famiglia; di conseguenza in tal caso occorre che il provvedimento sia sorretto da una motivazione più rigorosa rispetto a quella che potrebbe invece adeguatamente suffragare analoghi provvedimenti in materia di armi emanati nei confronti di soggetti che non svolgono tale attività professionale" (T.A.R. Piemonte, Torino, sez. I, 11 luglio 2014 n. 1220).”
Sulla stessa linea:
Ovviamente la discrezionalità non può sconfinare nell'arbitrio ma deve essere esercitata nel rispetto di un adeguato obbligo motivazionale.
A maggior ragione se il rilascio o la revoca del porto d' armi viene "messa in relazione non con la possibilità di esercitare un hobby che richiede l'utilizzo delle armi, ma con la possibilità di svolgere una professione
Nel primo caso, l'interesse a poter utilizzare armi ben può essere recessivo, rispetto a quello dell'incolumità pubblica, anche laddove vi sia una valutazione meramente prognostica della possibilità che il soggetto non offra piena garanzia di non abusare delle armi. Nel secondo, il bilanciamento degli interessi opera in modo diverso, considerato che l'uso dell'arma è strumentale alla possibilità di esercitare una professione” (TAR Lombardia –Brescia-sentenza n. 02611/2010).”
Ma non solo: “La sospensione del porto d’armi e dell'autorizzazione allo svolgimento dell'attività di guardia giurata, nonché il divieto di detenzione di armi debbono, quindi, ritenersi illegittimi … in quanto privi di un'adeguata motivazione ed adottati in esito ad un'istruttoria carente e comunque insufficiente a fronte dell'incidenza del provvedimento finale sulla possibilità di esercitare la propria attività lavorativa per la destinataria” Di conseguenza l'illegittima imposizione del divieto di esercitare la propria attività lavorativa, costituisce, quindi, la condotta lesiva, colposa … che ha causato il danno, in linea di principio suscettibile di risarcimento e consistente nell'impossibilità... di operare quale guardia giurata;".
In una delle ultime cause seguite, la Prefettura di Milano aveva negato ad un mio cliente il decreto soltanto perchè querelato per lesioni (MA con procedimento archiviato per rinuncia alla querela) e perchè era stato denunciato per favoreggiamento ma il procedimento era stato estinto per prescrizione (senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio).. Non c'era quindi alcuna condanna reale.
L'unico modo per ottenere ragione e quindi il decreto è stato fare il ricorso al Tar di Milano che ci ha dato ragione, imponendo la nomina.Va sfatata la credenza che contro glòi arbitri delle Prefetture / Questure non si possa fare nulla.

Guardie giurate e problemi porto d'armi

Nella mia esperienza riguardo il diritto delle armi e delle autorizzazioni di polizia mi è capitato spesso di imbattermi in problemi riguardanti la categoria delle guardie giurate, una categoria trattata sostanzialmente ... male.
Una guardia giurata ha tanti punti in comune con un poliziotto o un carabiniere ma anche tante differenze.
Una guardia giurata ha meno diritti, a cominciare dal contratto di lavoro, garanzia del mantenimento del posto e tanto altro. Sento spesso di brutte situazioni di assunzioni a tempo determinato (e licenziamenti magari ad età avanzata) o magari di donne che fanno solo orari notturni (ultima di qualche giorno fa).
Chi ci è passato sa bene che per avere il decreto di guardia particolare giurata   bisogna passare attraverso controlli qualche volta decisamente esagerati.
Dico esagerati perchè questi controlli dovrebbero servire ad evitare che vengano armate persone potenzialmente pericolose per la società, dal punto di vista morale o dal punto di vista psicologico.
Di per sè sono quindi controlli giusti.
Quello che non mi convince è che poliziotti, carabinieri e simili spesso sembrano non avere gli stessi controlli rigorosi (specialmente dal punto di vista psicologico). Come spiegare altrimenti casi come quello del poliziotto che sparò da una parte all'altra dell'autostrada uccidendo un poveraccio di tifoso laziale che dormiva in auto? Ed i vari casi anche recenti di omicidi in famiglia?
Direi quindi che tutto questo si può capire ma ...  dovrebbe invitare ad un  atteggiamento diverso quando si deve decidere se dare a qualcuno il decreto di guardia giurata, la possibilità in sostanza di lavorare.
Come spiegherò in un altro post, gli stessi TAR hannoi spesso invitato ad un atteggiamento più elastico.
Ci sono comunque anche cose positive.
La Polizia di Stato ha precisato, Circolare N.4.-10. 8616/10089, (porto d'arma guardia giurata) che il porto d'armi delle guardie giurate deve intendersi come un porto d'armi normale, quindi non limitato agli orari di lavoro o a luoghi particolari.
Una situazione che invece francamente trovo ingiusta è quella del porto / trasporto delle armi sui treni e mezzi pubblici (http://www.leggearmi.it/2018/02/io-e-il-fucile-possiamo-prendere-il.html).
Per l'art. 33 del DPR 753/1980:"Fermo restando quanto stabilito dalle vigenti leggi in materia di detenzione di armi nonché di tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica, è vietato portare con sé sui treni e nei veicoli armi da fuoco cariche e non smontate. Le munizioni di dotazione devono essere tenute negli appositi contenitori e accuratamente custodite.
Il divieto di cui al comma precedente non è applicabile agli agenti della forza pubblica nonché agli addetti alla sorveglianza in ambito ferroviario."
Questa disposizione è stata recepita dai regolamenti di Trenitalia ed altre aziende di trasporto pubblico come l'ATAC.
In sostanza significa che una guardia giurata che finisca il lavoro avrà sempre il porto d'armi ma - come un qualsiasi privato cittadino con porto d'armi ma - a differenza dei carabinieri ad esempio - se per tornare a casa deve prendere il treno dovrà smontare la propria arma e portare a parte le cartucce."

venerdì 27 aprile 2018

Tutte le armi devono avere la matricola?


Normalmente si pensa che tutte le armi debbano avere la matricola e che quelle sprovviste siano clandestine.
Ci sono invece importanti eccezioni che interessano soprattutto i collezionisti (o chi erediti vecchie armi).
La prima disposizione che si occupa delle matricole sulle armi è il Regolamento Interno del Banco di Prova (D.M. 3 gennaio 1914, n. 72). Viene disposto che il Banco assegni un numero matricolare all’arma; non è imposto alcun obbligo di immatricolazione. Vengono immatricolate in pratica solo le armi che passano al BdP.
Con il regolamento del Banco Nazionale di Prova di cui al Regio Decreto 16 ottobre 1924, n. 2121, si stabiliva che “tutte le armi devono essere presentate alla prova provviste della marca di fabbrica e del numero di matricola.”.
Le armi già prodotte e detenute da fabbricanti e commercianti, prive di matricola, dovevano essere regolarizzate entro il 10.2.1924 (L. n. 3152/1923 art. 9); il termine fu poi prorogato fino al 30.6.1925.
La norma si riferiva alle armi detenute da fabbricanti e commercianti, non privati.
Di conseguenza tutte le armi vendute prima del 30 giugno 1925 erano, legittimamente, senza matricola.
La legge 110/1975 è intervenuta pesantemente stabilendo che (art. 11) le armi dovevano tutte essere immatricolate (salvo quelle portanti i punzoni di Banco di Prova estero). Dovevano anche essere immatricolate quelle prodotte o importate dopo il 1920. La matricola doveva essere incisa anche sulle canne intercambiabili (come ben sanno i proprietari di semiautomatici a canna liscia).
Chi scrive ricorda perfettamente di aver dovuto far immatricolare il proprio Diana 25 ad aria compressa (arma di bassa potenza).
La data del 1920 è del tutto arbitraria perché non corrisponde alle date precedenti (30 giugno 1925 e 1914) ma di fatto è legge e quindi le armi che legittimamente furono vendute nel 1923 (ad esempio) dovranno oggi risultare immatricolate.
Come stabilire poi se un’arma sia stata prodotta nel 1921 o nel 1920? Crediamo che non sia semplice (salvo modelli particolari) ma questo è il campo dei periti.
La Direttiva europea introdotta in Italia con il D.L.vo 204/2010, impone che le armi in futuro debbano riportare un unico numero di serie apposto su una parte essenziale dell’arma da fuoco; per essenziale si intende una parte la cui distruzione renderebbe l’arma inutilizzabile. La matricola deve poi essere apposta su una parte visibile dell’arma, ispezionabile senza attrezzi.
Secondo l’autorevole interpretazione del dott. Edoardo Mori (Codice delle Armi, 2016, 591):
le norme sulla matricola indelebile valgono solo dal 1975 in poi;
manca una norma che imponga di apporre la matricola su parti essenziali insostituiibili e quindi sono in regola le armi prodotte (prima o dopo il 1975) con la matricola sul tamburo o sulla canna, sulle armi in resina è lecito apporre la matricola sulla canna.
La circolare 14 settembre 2000 del Ministero dell’Interno ha scritto come risolvere il problema di chi, ad esempio, trovi un’arma senza matricola oppure la ottenga in restituzione dopo un furto.
La prima precisazione da fare è che la matricola va incisa ma solo sulle armi prodotte dopo il 1920.
Se risulta la vecchia matricola in qualche modo, si potrà far incidere di nuovo (meglio in un altro posto) anche in proprio o da un armiere.
Se non risulta dovrà essere fatta incidere dal produttore (ma non se estero) oppure dal Banco
Nazionale di Prova.
L’arma con la nuova matricola dovrà essere di nuovo denunciata (e lo stesso per quella con la vecchia che però non risulti nella denuncia precedente).
Vista poi sempre la necessità di una certa prudenza, conviene conservare l’eventuale verbale di restituzione dell’arma con la matricola abrasa o senza matricola e, ovviamente, la nuova denuncia.
Tanto però per chiarire come vanno le cose in Italia, ricordo un paio di sentenze per le quali la matricola incisa sulla canna non era di per sé elemento idoneo a escludere la clandestinità dell’arma (Cass. 25 luglio 1995 n. 3354 e Cass. 26 maggio 2011, n. 25247).
Sono sentenze ingiuste e criticate ma sono state emesse ugualmente, con tutte le conseguenze. La seconda in particolare erra perché, ai sensi del D. L.vo 204/2010, la matricola può anche essere apposta sulla canna.
A questo link troverete il post dell'amico Marco Milazzo, uno dei migliori periti balistici italiani, sullo stesso argomento

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martedì 17 aprile 2018

Risposte dal CED

Di seguito una delle risposte avute dal CED (senza riferimenti personali).

lunedì 16 aprile 2018

La proposta di legge sulle armi del dott. Edoardo Mori

Il dott. Edoardo Mori, Consigliere di Cassazione, giudice in pensione, è una figura ben nota nel mondo delle armi.
Il suo sito www.earmi.it è un punto di riferimento necessario sia dal punto di vista giuridico che tecnico.
Credo sia quasi impossibile non averlo mai visitato.
Il dott. Mori ha redatto una proposta di legge sul diritto delle armi e sul recepimento della nota direttiva europea (2017/853).
Rimando i lettori ad una lettura del testo.
In qualche punto può sembrare che la proposta sia peggiorativa rispetto la normativa attuale: ricordo che la nuova legge (quando si farà) dovrà comunque attuare la direttiva europea (che non è certo tenera). 
Sui singoli punti si può ovviamente discutere ma va comunque riconosciuto il valore di questa nuova "organica" proposta, per molti aspetti innovativa e facilitativa.
In questo senso trovo interessantissimo  l'art. 7, anche  sulle collezioni).
Basti leggere questo comma:"Fino a quando non entrerà in funzione il sistema informatico di comunicazioni online con gli uffici di PS di cui all'art. 25, i collezionisti di armi devono tenere un registro vidimato dall'ufficio di PS in cui annotare immediatamente l’inserimento o cessione di ogni arma e ogni loro movimentazione."
In pratica significa che invece dell'attuale sistema (richiesta autorizzazione all'acquisto di arma in questura e richiesta formale di autorizzazione per ogni cambiamento) basterebbe tenere un registro vidimato nel quale fare tutte le modifiche senza bisogno di autorizzazioni varie.
Speriamo che la proposta sia effettivamente discussa in Parlamento e che non venga stravolta dai soliti ignoranti.

sabato 3 marzo 2018

E se mi porto il Garand in vacanza? Devo denunciarlo? E come lo custodisco?

Sarà capitato a tutti di andare in vacanza, magari al mare ma vicino a quel certo poligono dove non siamo mai stati ...  oppure in compagnia di quegli amici amanti come noi delle armi e delle ex ordinanza.
Il mare è una bella cosa ma perché non portarsi appresso il proprio Garand o Carl Gustav?
E se invece volessimo portarci dietro una pistola?
Si può fare? Come ci si deve regolare per la questione denuncia?
Si può certamente fare.
Si creano però due problemi da risolvere: uno è la denuncia, uno la custodia.
Per quello che riguarda la denuncia, l'arma va denunciata ai Carabinieri o PS  entro 72 ore dal cambiamento del luogo di detenzione.
Questo significa che se il nostro viaggio dura meno di 72 ore (tre giorni) non ci sarà alcuna necessità di denuncia.
A questo punto qualche furbone (scusate il termine) dirà che - in caso di controlli - basterà dire che si è arrivati nel posto da meno di 72 ore.
Attenzione ... non è detto che venga preso per buono quello che diciamo noi e in caso di contestazione saremo noi a dover dimostrare le date. Difficile che si possa sostenere che siamo arrivati da meno di 72 ore in albergo quando risulta il nostro arrivo da 10 giorni ... Queste però sono questioni pratiche.
Una questione delicata è quella in cui fa una vacanza venatoria in Italia e la vacanza dura diversi giorni.
Nel caso in cui il viaggio duri più di 72 ore ma si cambi località in modo tale che non si rimane in nessun posto per più di 72 ore, l'arma non va denunciata.
Problema anche più spinoso è quello della custodia. anche in vacanza l'arma va custodita con tutte le garanzie di legge. 
Quindi andrebbe custodita in cassaforte o comunque con delle garanzie efficienti.
Può andare bene se la si porta sempre con se, ad esempio; non va certamente bene se la si lascia nella stanza d'albergo, magari con le cameriere che entrano ed escono per le pulizie.
In definitiva, i principi sono chiari ma l'applicazione concreta è molto delicata.
Avv. Umberto Chialastri
PS Io ho scritto di quello che dice la legge ma di fatto provate ad andare dai Carabinieri di un paese dove siete a caccia di Beccacce da più di 3 giorni (Sila? Puglia?). É facile che vedendovi con la vostra bella denuncia pronta vi rispondano che non c'è bisogno (ed in effetti siete dei veri rompiscatole). Attenzione però ... in caso di problemi saranno probabilmente proprio quegli stessi carabinieri a denunciarvi. Ho fatto questa aggiunta per dimostrare come ci sia bisogno di una normativa più semplice e non solo nel campo delle armi.