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venerdì 24 luglio 2015

La cassaforte è obbligatoria?

Il principio base è che le armi sono pericolose e si devono custodire con cura.
Questo vale al di là della singola norma.
Nello specifico l'articolo 20/bis della legge 110/1975 considera reato il comportamento di "chiunque trascuri di adoperare nella custodia delle armi medesime le cautele necessarie per impedire che alcuna delle persone succitate giunga ad impossessarsene agevolmente". 
Per persone succitate si intendono tossicodipendenti, minorenni ed altre categorie.
Il fatto che il ladro, capace di usare le armi e pienamente in grado di intendere e di volere, non significa che si possano lasciare le armi a sua disposizione.
E' opinione comune che sia obbligatoria una cassaforte.
Questa opinione è errata: la cassaforte non è obbligatoria.
Lo ha stabilito anche la Corte di Cassazione penale con una sentenza del 10 giugno 2013.
Secondo la Corte è sufficiente anche un armadio chiuso a chiave.
In linea teorica questo è certamente vero.
Nello stesso tempo bisogna chiarire che il mezzo usato per impedire ad altri l'uso delle armi deve essere idoneo.
Non è quindi sufficiente un armadio chiuso a chiave ma dissestato in modo tale che basti una botta per aprirlo.
Non è sufficiente lasciare i fucili nell'automobile chiusa quando si è al ristorante (vizio di molti cacciatori).
Nello stesso senso nulla si potrebbe dire a chi lasciasse le armi in uno stanzino senza finestre, chiuso da una porta blindata.
L'intento di questo blog è eminentemente pratico. Non mi interessano molto le disquisizioni teoriche. Mi interessa che chi  ama le armi e le usa lecitamente non abbia fastidi.
C'è chi consiglia di portarsi dietro una copia della sentenza della Cassazione per discutere con eventuali poliziotti.
Non sono d'accordo.
Affrontare un processo che dura anni e che costa anche non è una buona soluzione. Questo anche se si viene assolti (anche perché nel frattempo viene revocata la possibilità di detenere armi).
La soluzione quindi migliore, pur se non obbligatoria, è comunque quella della cassaforte.


giovedì 22 maggio 2014

Vado in galera se mia moglie si suicida con la mia pistola regolarmente denunciata?

Il tribunale di Avellino (GUP Riccardi, 23.2.2011) ha risolto un caso molto interessante. La moglie si era uccisa utilizzando la pistola del marito.
La pistola era regolarmente denunciata e custodita in un armadio in camera da letto, con le munizioni.
Al marito era stata contestato che avesse agevolato colposamente il suicidio della moglie.
Era quindi in discussione se si dovessero applicare l'art. 589 del codice penale (omicidio colposo) o l'art. 580 (agevolazione del suicidio).
Il Giudice dell?Udienza Preliminare dott. Riccardi ha assolto l'imputato sotto due profili.
Il primo è che non poteva essere colpevole di agevolazione del suicidio perché tale norma si riferisce a chi aiuti un suicida volontariamente. E' ad esempio applicabile a chi consegni una pistola ad un malato di tumore che voglia suicidarsi (e la consegni capendo che vuole porre fine alla propria vita).
Il secondo è forse più interessante.
Si può infatti pensare che il non tenere una pistola in cassaforte possa aver aiutato la donna ad uccidersi. 
Se la pistola fosse stata ben chiusa, con la chiave tenuta dal marito, la donna non avrebbe potuto prenderla ed usarla.
Sembrerebbe quindi logica la condanna per omicidio colposo (art. 589 c.p.).
Il Tribunale ha invece ritenuto che l'aver lasciato la pistola a disposizione della moglie (o di altri familiari) sia una concausa ma non l'unica causa del suicidio. In altre parole il suicidio è avvenuto per la decisione della moglie di uccidersi. Avrebbe potuto benissimo farlo anche con il gas, barbiturici o buttandosi dalla finestra.
L'uomo è quindi stato assolto.
Presupposto della decisione è stato che la vittima fosse una persona con normale capacità di autodeterminazione.
L'imputato non è stato nemmeno condannato per negligente custodia di armi (art. 20 legge n. 110/1975).
Si è infatti ritenuto che il tenere l'arma in un armadio chiuso nella propria camera da letto sia sufficiente, proprio perché l'abitazione e la camera da letto sono normalmente frequentate solo dai familiari.
In conclusione, a parte i complimenti all'avvocato che ha difeso l'imputato ed alla sensibilità del giudice, farei altre riflessioni.
Ritengo che l'indagato non sia stato certo felice nello scoprire che la moglie ha usato proprio la sua arma per uccidersi.
Nello stesso tempo, pur in presenza di una sentenza di assoluzione, la questura potrebbe sempre negare al medesimo la possibilità di tenere armi. La facoltà di tenere armi (e di portarle) non è infatti un diritto ma una facoltà che viene concessa solo quando l'amministrazione, nella sua discrezionalità, abbia garanzie massime di retto comportamento (vedasi ad esempio la sentenza 1935/2008 del TAR dell'Emilia Romagna).
Infine altri giudici avrebbero potuto benissimo condannare la stessa persona e comunque c'è stato un processo.
Considerando la spesa irrisoria dell'acquisto di una cassaforte da muro è sempre più prudente custo 
dire la propria pistola ben al sicuro.